Jan
22
il manifesto del dopofuturismo
lavoratori del cognitario, eccolo a voi (thanx rekombinant)
1. Noi vogliamo cantare il pericolo dell’amore, la creazione
quotidiana dell’energia dolce che mai si disperde.
2. L’ironia, la dolcezza e la ribellione saranno elementi essenziali
della nostra poesia.
3. L’ideologia e la pubblicità hanno esaltato finora la mobilitazione
permanente delle energie produttive e nervose dell’umanità per il
profitto e per la guerra, noi vogliamo esaltare la tenerezza il sonno
e l’estasi, la frugalità dei bisogni e il piacere dei sensi.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una
bellezza nuova: la bellezza dell’autonomia. Ciascuno ha il suo ritmo e
nessuno deve esser costretto a correre a velocità uniforme. Le
automobili hanno perduto il fascino della rarità e soprattutto non
possono più svolgere il compito per il quale furono concepite. La
velocità è diventata lenta. Le automobili sono immobili come
tartarughe stupide nel traffico cittadino. Solo la lentezza è veloce.
5. Noi vogliamo cantare l’uomo e la donna che si accarezzano per
meglio conoscersi e per meglio conoscere il mondo.
6, Bisogna che il poeta si spenda con calore e prodigalità per
aumentare la potenza dell’intelligenza collettiva e per ridurre il
tempo del lavoro salariato.
7. Non vi è più bellezza se non nell’autonomia. Nessuna opera che non
esprima l’intelligenza del possibile può essere un capolavoro. La
poesia è un ponte gettato sull’abisso del nulla per creare
condivisione tra immaginazioni diverse e liberare singolarità.
8. Siamo sul promontorio estremo dei secoli… Dobbiamo assolutamente
guardare dietro di noi per ricordare l’abisso di violenza e di orrore
che l’aggressività militare e l’ignoranza nazionalista possono in ogni
momento scatenare. Viviamo da molto tempo nella religione del tempo
uniforme. L’eterna velocità onnipresente è già dietro di noi,
nell’Internet, perciò ora possiam dimenticarla per trovare il nostro
ritmo singolare.
9. Noi vogliamo ridicolizzare gli idioti che diffondono il discorso di
guerra: i fanatici della competizione, i fanatici del dio barbuto che
ci incita al massacro, i fanatici terrorizzati della disarmante
femminilità che c’è in noi tutti.
10. Vorremmo fare dell’arte forza di cambiamento della vita, vorremmo
abolire la separazione tra poesia e comunicazione di massa, vorremmo
sottrarre il dominio sui media ai mercanti per consegnarlo ai sapienti
e ai poeti.
11. Canteremo le folle che possono infine liberarsi dalla schiavitù
del lavoro salariato, canteremo la solidarietà e la rivolta contro lo
sfruttamento. Canteremo la rete infinita della conoscenza e
dell’invenzione, la tecnologia immateriale che ci libera dalla fatica
fisica. Canteremo il cognitario ribelle che si mette in contatto con
il proprio corpo. Canteremo l’infinità presente e non avremo più
bisogno di futuro.